La serie di film di ‘Fantomas’

Una serie di film memorabili della nostra infanzia è il trittico dedicato a Fantomas con l’ispettore Juve, interpretato da un esilarante Luis de Funès, che cerca in tutte...

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Una serie di film memorabili della nostra infanzia è il trittico dedicato a Fantomas con l’ispettore Juve, interpretato da un esilarante Luis de Funès, che cerca in tutte le puntate con l’aiuto del grande Jean Marais (che svolgeva il doppio ruolo di aiutante d’ispettore e di Fantomas) di arrestare il ladro ed criminale internazionale dalla terrificante maschera.

Naturalmente, non ci riuscirà mai. Un po’ perché Fantomas ha delle capacità trasformistiche eccezionali, un po’ perché l’ispettore è uno sfigato.

Scene memorabili sono quando Fantomas si toglie la maschera con la faccia di un altro e mostra il suo vero volto, e quando sfugge all’ispettore dalla sommità di un castello con una Citroen DS che si trasforma in aereo facendo echeggiare la sua cupa risata.

I tre film erano:

  • Fantômas 70 (1964)
  • Fantômas minaccia il mondo (1965)
  • Fantômas contro Scotland Yard (1967)

Potete risentire la sigla di apertura di Michel Magne

Queste sotto sono delle locandine ufficiali dei tre film:


Fantomas e Diabolik: padre e figlioccio?

Un contributo con testo e immagini di Ettore Demicheli

Nella prima metà degli anni ’70  vengono trasmessi i tre film avente come protagonista – tra gli altri –  il super-criminale Fantomas. La trilogia riscosse in Italia un notevole successo, diventando un argomento quasi obbligato per noi ragazzini d’allora il giorno dopo la proiezione serale sul piccolo schermo.

In questo spazio intendo richiamare i tratti originali del personaggio Fantomas   – che certo alcuni già conoscono ma che molti però ancora ignorano – personaggio che nasce sulla carta ossia viene dal romanzo popolare e non dal cinema e meno che mai dalla TV, e mostrarvi i ‘collegamenti’ al suo ‘figlioccio’ italiano: Diabolik.

Ho detto all’inizio che Fantomas era protagonista ma  tra gli altri. Sì, perché il successo di queste piccole-grandi operette cinematografiche era un fatto d’ensamble, ossia il tutto si reggeva  – e reggeva benissimo – solo e solamente perché i protagonisti erano un quartetto perfetto: l’ispettore Juve, il giornalista Fandor, la sua bella e bionda fidanzata e lui, l’inafferrabile criminale dal volto sempre nascosto dietro una maschera superbamente e dunque cinematograficamente inquietante.

Con Diabolik le cose non sono poi tanto diverse: nei primissimi numeri abbiamo l’ispettore Ginko assistito spesso da Gustavo Garian, ossia il Fandor sia dei romanzi di Fantomas sia dei film; e poi naturalmente il re del terrore e lady Kant, mentre a partire dai numeri intorno al 30 entra in scena la compagna di Ginko, la duchessa Altea di Vallenberg, mentre Gustavo Garian scompare quasi dalle scene.

Ho detto che il nostro super-criminale non è originariamente un personaggio cinematografico ma letterario, e infatti nasce, ossia viene editato per la prima volta in Francia presso l’editore Fayard nel 1911, autori Marcel Allain e Pierre Souvestre.

Souvestre morirà nel 1914; i restanti romanzi – di cui l’ultimo pubblicato nel 1963 –  verranno  dunque “scritti” dal solo Allain. Ma perché “scritti” tra virgolette? Per il semplice motivo che i due, e poi il solo Allain,  non scrissero fisicamente mai una sola riga, ma i loro romanzi venivano direttamente dettati
 agli scrivani dell’editore Fayard.

Nel 1913 uno dei più importanti registi dell’epoca del muto in Francia, ossia Louis Feuillade, porta Fantomas sullo schermo per ben cinque volte con un successo clamoroso. Quindi seguiranno altri due film francesi negli anni ’30, una serie di film americani negli anni ’20 andata perduta del tutto. Poi due film sempre francesi negli anni ’40 ed infine la trilogia diretta da André Hunebelle, con Jean Marais a fare la parte sia di Fandor sia di Fantomas, Mylène Demongeot nel ruolo della fidanzata di Fandor, e per ultimo il mattatore per eccellenza, il geniaccio comico che da solo prendeva la scena a tutti, Louis de Funès, nel ruolo dell’ispettore Juve.

Angela Giussani, la creatrice di Diabolik, (alla quale s’aggiunse poi sua sorella nella stesura delle storie), doveva aver letto probabilmente 
alcuni romanzi della serie che vennero pubblicati in Italia dall’editore Pagotto. Sottolineo il probabilmente in quanto nella biografia delle sorelle Giussani  – ne potete vedere i volti nella foto di copertina del libro – non viene detto con precisione come venne ad Angela Giussani l’ispirazione del personaggio; viene anche ventilata l’ipotesi che lesse in lingua originale i romanzi portati dal marito dalla Francia.

E’ anche probabile che la Giussani lesse alcuni di questi romanzi in quanto le prime storie di Diabolik riportano, in alcuni momenti, delle scene trasposte dalle storie di Allain e Souvestre e opportunamente “rivedute e corrette”, ma forse qui sarebbe francamente il caso di dire che le sorelle Giussani copiarono pari pari dalle storie di Fantomas …

Guardate le immagini tratte dal numero 3 di Diabolik, dove Ginko s’accorge troppo tardi che a venire giustiziato è il ministro della giustizia e non il re del terrore.

Fantomas, nel primo romanzo di Allain e Souvestre, si conclude appunto con Juve che, scoraggiato e amareggiatissimo, davanti alla cesta dove è caduta la testa d’un attore di teatro al posto di quella del supercriminale, Juve dice appunto che “non siamo stati capaci di fermare Fantomas”.

Qui dunque Angela Giussani ha
 copiato pari pari … ma non solo qui. Nei primi numeri di Diabolik è tutto un prendere dalle opere di Allain e Souvestre, ecco perché il l’italiano re del terrore Diabolik è ‘figlioccio’ del malvagio e francese Fantomas.

Dal libro sulle sorelle Giussani potete anche notare la raffigurazione ad uso pubblicitario dell’immagine di Diabolik che troneggia sulla città – in questo caso Clerville sostituisce Parigi – che riprende infatti quella della prima copertina di Gino Starace (italianissimo di Milano che emigrò in gioventù a Parigi e qui visse e lavorò e morì nel 1950).

Come potete vedere dalla piccola galleria iconografica, abbiamo un Fantomas in perfetto abito da sera e mascherina nera sul volto e dunque abissalmente distante dal nostro Fantomas cine-televisivo, e non poteva essere che così, siamo negli anni 1911-1914, non dimentichiamocelo …

Comunque potete notare che anche l’edizione nei Classici del Giallo della Mondadori ha la copertina che richiama direttamente quest’immagine di Fantomas che torreggia su Parigi e che rimane come punto di riferimento iconografico per gli anni a venire.

Tranne nel caso del Fantomas degli anni ’60, che sebbene si distacchi completamente dal  modello originale ne rimane intimamente fedele, fedele nel suo mistero e nella sua inafferrabilità.

Di seguito potete vedere delle copertine di pubblicazioni Mondadori risalenti all’anno 1963, che ripropongono le avventure di Fantomas ad un largo pubblico: queste copertine, di valore, sono opera di Karel Thole, copertinista di Urania dagli anni ’60 fino gli  ’80, mentre quelle originali francesi sono opere di Gino Starace.

Essendo, come detto, una pubblicazione che apparve in edicola nel 1963 si può dunque star certi che questa iniziativa non aveva nulla a che fare con la trilogia francese (cioè non intendeva sfruttarne il successo e guadagnarne di riflesso con le vendite …) in quanto il primo dei film di Hunebelle appare oltralpe nel 1964.

Segnalo anche un sito al nostro caro supercriminale: www.fantomas-lives.com. E’ un sito in lingua inglese perché di lingua inglese è il suo creatore. Ci sono notizie sulle traduzioni in inglese delle opere di Allain e Souvestre, riferimenti  “alti”, ossia al vivo interessamento che suscitò questo eroe nero su personaggi come Apollinaire, Cocteau ed altri. C’è ovviamente la filmografia e tante altre cose.
E con questo, direi che è tutto. O quasi.

Un’ultima cosa, infatti. Forse qualcuno di voi si chiederà se i romanzi dei due autori francesi hanno qualcosa in comune coi film degli anni ’60. Praticamente nulla, infatti i romanzi francesi sono  “seri”, nel senso che non c’è alcuna ironia, alcuna ridicolizzazione, alcuna scena comica che possa nemmeno lontanamente apparentarsi con gli sgangherati inseguimenti  – che ci appassionavano! – d’uno sgangheratissimo ispettore. Per questo, dunque, sempre viva Louis de Funès …

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